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martedì 28 ottobre 2008

Il mondo era percorso da un grande bisogno di libertà


Nel 1827 salpò da Nizza con la Cortese per il mar Nero, ma il bastimento fu assalito dai corsari turchi che depredarono la nave, rubando persino i vestiti dei marinai.

Il viaggio comunque continuò, e nell'agosto del 1828 Garibaldi sbarcò dalla Cortese a Costantinopoli, dove sarebbe rimasto fino al 1832 a causa della guerra turco-russa, e dove si integrò nella comunità italiana.

Secondo le ricerche compiute dalla sua bisnipote diretta Annita Garibaldi,[1] probabilmente frequentò la casa di Calosso - comandante della cavalleria del Sultano col nome di Rustem Bey - e l'ambiente dei genovesi che storicamente erano insediati nel quartiere di Galata e Pera, e si guadagnò da vivere insegnando italiano, francese e matematica.

Nel febbraio del 1832 gli fu rilasciata la patente di capitano di seconda classe e subito dopo si reimbarcò con la Clorinda per il mar Nero.

Ancora una volta la nave fu presa di mira dai corsari, ma questa volta l'equipaggio accolse gli aggressori a fucilate.

Garibaldi fu ferito ad una mano, e avrebbe poi ricordato questa scaramuccia come il suo primo combattimento[senza fonte].

Dopo 13 mesi di navigazione ritornò a Nizza, ma già nel marzo 1833 ripartì per Costantinopoli.

All'equipaggio si aggiunsero tredici passeggeri francesi seguaci di Henri de Saint-Simon che andavano in esilio nella capitale Ottomana.

Il loro capo era Emile Barrault, un professore di retorica che espose le idee sansimoniane all'equipaggio.

Garibaldi, allora ventiseienne, fu molto influenzato dalle sue parole ma Annita Garibaldi ipotizza che appare probabile che quelle idee non gli giungessero del tutto nuove, fin da quando aveva soggiornato nell'Impero ottomano, luogo prescelto da tanti profughi politici dell'Europa e percorso esso stesso da fremiti di autonomia e di libertà.[2]

Tutto ciò contribuì a convincerlo che il mondo era percorso da un grande bisogno di libertà.

Lo colpì in particolare Emile Barrault quando affermò:


« Un uomo, che, facendosi cosmopolita, adotta l'umanità come patria e va ad offrire la spada ed il sangue a ogni popolo che lotta contro la tirannia, è più di un soldato: è un eroe »

(Emile Barrault, frase riportata da Garibaldi a Alexandre Dumas in "Memorie di Giuseppe Garibaldi")

Il bastimento sbarcò i francesi a Costantinopoli e procedette per Taganrog.

Qui in una locanda, mentre si discuteva, un uomo detto il Credente[3] espose a Garibaldi le idee mazziniane.

Le tesi di Giuseppe Mazzini sembrarono a Garibaldi la diretta conseguenza delle idee di Barrault, e vide nella lotta per l'Unità d'Italia il momento iniziale della redenzione di tutti i popoli oppressi.

Quel viaggio cambiò la vita di Garibaldi; nelle sue Memorie scrisse: «Certo non provò Colombo tanta soddisfazione nella scoperta dell'America, come ne provai io al ritrovare chi s'occupasse della redenzione patria».












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mercoledì 22 ottobre 2008

I genitori volevano che diventasse Avvocato ma lui amava la vita di mare......

Giuseppe Garibaldi



























Garibaldi nacque a Nizza, quando la città era parte del Primo Impero (tornata al Regno di Sardegna dopo il Congresso di Vienna (1815), restò sotto il governo dei Savoia fino al 1860).

Era il secondogenito di Domenico, capitano di cabotaggio immigrato da Chiavari, e Rosa Raimondi, originaria di Loano.

Angelo era il nome di suo fratello maggiore, mentre dopo Giuseppe nacquero altri due maschi, Michele e Felice, e due bambine morte in tenera età.
I genitori avrebbero voluto avviare Giuseppe alla carriera di avvocato, di medico o di prete.

Ma il figlio amava poco gli studi e prediligeva gli esercizi fisici e la vita di mare, essendo come lui stesso ebbe a dire «più amico del divertimento che dello studio».

Vedendosi ostacolato dal padre nella sua vocazione marinara, tentò di fuggire per mare verso Genova con alcuni compagni, ma fu fermato e ricondotto a casa.

Tuttavia, si appassionò all'insegnamento dei suoi primi precettori, soprattutto del signor Arena, un reduce delle campagne napoleoniche, che gli impartì lezioni d'italiano e di storia antica. Rimarrà soprattutto affascinato dall'antica Roma.
Convinto il padre a lasciargli seguire la carriera marittima a Genova, fu iscritto nel registro dei mozzi nel 1821.

A sedici anni, nel 1824, si imbarcò sulla Costanza, comandata da Angelo Pesante di Sanremo, che Garibaldi avrebbe in seguito descritto come «il migliore capitano di mare».

Nel suo primo viaggio si spinse fino a Odessa nel mar Nero e a Taganrog nel mar d'Azov (entrambe ex colonie genovesi). Con il padre, l'anno successivo si diresse a Roma con un carico di vino, per l'approvvigionamento dei pellegrini venuti per il Giubileo indetto da papa Leone XII.







































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martedì 21 ottobre 2008

"EROE DEI DUE MONDI"


Giuseppe Garibaldi

(Nizza, 4 luglio 1807Isola di Caprera, 2 giugno 1882)

è stato un generale, condottiero e patriota italiano.

Garibaldi è una delle figure più rilevanti del Risorgimento italiano, ed è forse il personaggio storico più famoso e popolare nell'immaginario collettivo degli italiani.

In Italia è noto anche con l'appellativo di Eroe dei due mondi, per le sue imprese militari compiute sia Europa, sia in Sud America.


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